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Mancini, sempre più centrale nella Roma: perché no in Nazionale?

Mancini, la sua crescita.

Arrivato nella Capitale nel 2019, Gianluca Mancini, annata dopo annata, ha intrapreso un vorticoso processo di crescita.

Ci sono dei calciatori che, “baciati dal sole”, come si dice nella mia città, si portano dietro un’immagine immacolata, da prodi cavalieri, baldi, giovani e belli, puri.

Ce ne sono altri, invece, che, in maniera fiera e disinteressata nei confronti di ciò che la gente pensa di loro, scelgono di abbracciare la propria natura più istintiva, andando a diventare, in campo ovviamente, dei veri e propri “villain”.

Questo termine anglofono, iniziato ad apparire nel mondo dello sport abbastanza recentemente, è nato Oltreoceano, di preciso nella NBA, dove hanno iniziato ad esserci sempre più giocatori che, volontariamente, si comportavano male in campo, ricorrendo anche ai mezzi più discutibili pur di vincere.

Da questo tipo di figure è derivato anche il cosiddetto “trash talking”, letteralmente “parlare male”, il quale, però, rappresenta un elemento imprescindibile di tutti gli sport di squadra fin dalla loro nascita.

Gianluca Mancini, evidentemente, qualora fosse stato un cestista NBA, sarebbe di sicuro stato identificato con questa etichetta, visto che, sul terreno di gioco, è quel tipo di calciatore che sta antipatico a tutti i tifosi e i giocatori avversari.

Al contrario, però, il numero 23 è uno dei beniamini più amati dalla tifoseria della Roma, che, da ormai qualche anno, l’ha eletto quasi a sua bandiera.

Il nativo di Pontedera, però, non è solo un giocatore “cattivo”, ma, nelle ultime stagioni, ha limato molti dei difetti che si portava dietro nelle prime annate in Serie A e, in questo momento, è senza dubbio fra i migliori centrali italiani.

La crescita di Mancini

Nelle ultime stagioni, precisamente da quella 2020-21, la Roma, nonostante un rendimento non sempre impeccabile in campionato, ha fatto sempre molta strada nelle coppe europee, arrivando quasi sempre almeno in semifinale.

Durante gli scontri andata-ritorno che hanno caratterizzato le ultime primavere giallorosse, dunque, erano strettamente necessari dei giocatori che, per dirla nel gergo calcistico, “non tirassero indietro il piede”, mettendo da parte la paura e ogni tipo di verginità.

I giallorossi, infatti, si sono trovati spesso ad affrontare avversari anche più quotati di loro, in grado di disporre di punte forti sia tecnicamente che fisicamente: era fondamentale, quindi, disporre di qualcuno che potesse reggere adeguatamente il confronto.

Beh, dire che Gianluca Mancini ci è riuscito è abbastanza riduttivo.

Il centrale toscano, uno dopo l’altro, si è sempre “mangiato” i centravanti che gli venivano proposti in coppa, contrastandoli con abilità, tenacia e molta furbizia, utile, spesso, a fare innervosire i diretti avversari, i quali, nella maggior parte dei casi, sono risultati ininfluenti nel computo delle sfide.

Non bisogna pensare, però, che all’inizio della sua carriera il numero 23 giallorosso fosse già un marcatore di questo livello, tutt’altro.

Mancini era troppo irruento ed istintivo e, proprio per questo, molto frequentemente finiva per commettere qualche grave ingenuità, facendosi magari sorprendere in velocità o bucando qualche intervento. Anche le abilità in impostazione, poi, non erano certo invidiabilissime.

Oggi si può affermare che la situazione è cambiata radicalmente: Gianluca è un centrale solido sia a livello tecnico che a livello fisico, capace di garantire equilibrio a tutto il reparto arretrato della Roma, a cui, poi, ha spesso donato la sua propensione alla rete di testa.

Insomma, la crescita del difensore toscano è stata impetuosa, evidente a tutti … o forse no.

Tabù Nazionale?

Il principale problema accusato dalla Nazionale di Luciano Spalletti in queste due gare contro la Germania, ma, in generale, durante tutta la Nations League, è stata la grande difficoltà nel contrastare la fisicità degli avversari sulle palle alte, spesso risultate letali per gli azzurri.

Appare abbastanza strano, dunque, come, pur essendo perfettamente consapevole di questa mancanza della sua squadra, il tecnico toscano, nato a cinquanta minuti di macchina da Mancini, non lo abbia nemmeno inserito nell’elenco dei convocati.

Personalmente è veramente un fatto molto particolare, se è vero che, osservando coloro che il ct ha voluto nella sua Italia nella posizione di difensore centrale, Gianluca non risulta inferiore a molti, anzi, secondo il parere di chi scrive, al momento è superiore di Comuzzo o Gatti.

Aldilà dell’aiuto che il giocatore della Roma potrebbe fornire sulle palle alte, il numero 23 sarebbe anche perfettamente a suo agio nella difesa a 3 ideata dal tecnico di Certaldo, a cui, al momento, tende a mancare un vero e proprio marcatore.

Una controversia tattica, dunque, che probabilmente non farà dormire la notte Mancini, il quale si starà chiedendo cosa può fare meglio per meritarsi la convocazione azzurra.

La verità, caro Mancio, è che, ad oggi, chiederti di più è complicato: sei il leader emotivo e difensivo della miglior squadra del 2025, da almeno tre anni ti diverti a bullizzare quasi tutti i centravanti dell’Europa League e anche in campionato tendi a non sfigurare.

Non resta, dunque, che augurarti di continuare imperterrito il tuo percorso di crescita, consapevole che prima o poi arriverà il tuo momento.

Foto: facebook AS Roma.

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