Nonostante il raggiungimento della doppia cifra in campionato, Artem Dovbyk continua a non convincere a pieno.
Giovedì sera, appena conclusa la maledetta gara del San Mames, i tifosi romanisti hanno avuto pochi dubbi sul capro espiatorio su cui concentrare tutta la rabbia maturata per il brutto risultato ottenuto, se è vero che Hummels, con la sua espulsione, ha pesantemente condizionato tutto il resto della partita.
Il titolo di peggiore in campo, dunque, sebbene il tedesco avesse giocato appena undici minuti, non era minimamente in discussione, ma, allo stesso tempo, non era in ballottaggio nemmeno il nome del secondo classificato in questa dolorosa graduatoria giallorossa.
Artem Dovbyk, difatti, è stato sicuramente fra i più negativi nella capitale dei Paesi Baschi, città in cui, nei cinquantatré giri di lancetta disputati, non ha lasciato alcun segno, rendendo orfana la Roma del suo riferimento offensivo, il quale, nella situazione in cui si trovava la banda di Ranieri, sarebbe stato utile per permetterle di alzare il suo baricentro, magari trattenendo qualche pallone.
L’ucraino, invece, non ha mai portato a termine questo compito, finendo per perdere quasi tutti i contrasti aerei con la retroguardia basca e non riuscendo mai, nelle poche occasioni in cui è entrato in possesso della sfera, a servire dei palloni precisi ai propri compagni.
Una gara incolore, brutta in tutte e due le fasi, che ha gettato ancora più ombre sulla stagione già abbastanza tormentata di Dovbyk, dal cui, dopo la splendida annata trascorsa in Spagna con il Girona, ci si aspettava un impatto molto più deciso sulla Serie A.
Le carenze di Dovbyk
Osservando le ultime uscite della Roma, risultate, tranne la già citata gara di Bilbao, tutte molto piacevoli per i giallorossi, è possibile affermare senza paure di essere smentiti che, nelle gare in cui Dovbyk è partito titolare, la banda di Ranieri è sempre apparsa un po’ rallentata, fuori ritmo.
Al contrario, l’impatto di Eldor Shomurodov, ormai diventato il beniamino dell’intero popolo romanista, è stato molto positivo e ha certificato il grande stato di forma dell’uzbeko, entrato bene in campo anche ieri pomeriggio all’Olimpico contro la sua ex squadra.
Le maggiori critiche riferite al centravanti ucraino riguardano, oltre ad uno scarso cinismo, probabilmente frutto di una tranquillità mentale ancora tutta da ritrovare, la sua poca partecipazione al gioco corale della squadra.
“Artemio”, come l’hanno ribattezzato i suoi nuovi tifosi, appare, infatti, spesso sconnesso dalla manovra della Roma, che, come imposto da Ranieri, spesso e volentieri coinvolge quasi tutti gli undici calciatori in campo, ognuno chiamato a mettere la propria firma su di essa.
Il numero undici, invece, tende sempre a muoversi lontano dai suoi compagni, in attesa di un qualche pallone invitante da poter convertire in gol.
Sui lanci lunghi, poi, come spiegato anche nel paragrafo precedente, al netto di qualche sporadica sponda tra una partita e l’altra, non riesce mai ad essere molto incisivo, finendo per perdere la maggioranza dei confronti con i diretti marcatori.
L’attaccante implacabile dello scorso anno, ammirato nei sempre più numerosi highlights che circolano in rete, sembra solo un lontano ricordo, di cui, ogni tanto, si hanno dei rapidissimi flash, utili ad intuire come Dovbyk debba ancora trovare la sua dimensione nel campionato italiano.
La fiducia di Ranieri
In un momento complicato, sicuramente anche fisiologico e comprensibile per certi versi, Artem Dovbyk, nel mare di difficoltà in cui sta nuotando, ha necessariamente bisogno di aggrapparsi a delle certezze, a delle ancore che gli permettano di non annegare nelle nere acque che lo circondano.
Claudio Ranieri, soprattutto dopo l’intervista post-gara di ieri sera, è sicuramente uno di questi punti fermi, se è vero che, nonostante una prestazione tutt’altro che eccezionale da parte dell’ucraino, salvata solo dalla rete arrivata da calcio d’angolo, il tecnico giallorosso ci ha tenuto a difenderlo a spada tratta.
In particolare, oltre a spiegare come ad Artem serva ancora del tempo per adattarsi completamente alla Serie A, il testaccino ci ha tenuto a ribadire come questo ragazzo abbia bisogno di affetto e supporto e non, come accaduto dopo la sfida di Bilbao, di critiche ed insulti.
Nonostante essi siano abbastanza inevitabili dopo una magra prestazione e, in generale, dopo un’annata non brillantissima, per Ranieri essi non sono assolutamente d’aiuto per il ragazzo, il quale, evidentemente, dispone di un carattere abbastanza sensibile, sicuramente infastidito da questo genere di atmosfera.
La protezione del proprio allenatore, che ha dimostrato ancora una volta di volerlo proteggere e di credere in lui, deve servire ora a Dovbyk per tornare ad essere il calciatore dello scorso anno, ma, soprattutto, per ritrovare quel sorriso che, ieri sera, nemmeno dopo la rete ha sfoderato.
La sensazione principale, osservando Artem, è proprio questa: un ragazzo triste, schiacciato dal grande peso che le aspettative della gente stanno esercitando su di lui da inizio stagione.
Tocca a lui adesso, con l’aiuto del suo mister, scaricare le proprie spalle di tutti i macigni che vi stanno gravando sopra, facendo innamorare di nuovo il popolo che, quest’estate, lo ha accolto come un possibile futuro imperatore.
Foto: facebook AS Roma.