Nel calcio odierno stanno scomparendo le bandiere, secondo Francesco Perrotta, però, la colpa non è da attribuire interamente ai calciatori
Francesco Perrotta: “La scomparsa delle bandiere non è colpa dei …”
In esclusiva per Calcio-sport.com, nella seconda puntata di Doppio Passo Podcast, l’ospite Simone Perrotta, insieme a suo figlio Francesco, ha affrontato diversi temi riguardanti la sua carriera e non solo, esprimendo qualche sua considerazione sul calcio attuale.
Riflettendo sulla questione delle bandiere e dei giocatori che decidono di spendere tutta (o la maggior parte della propria vita calcistica) la propria carriera in un’unica squadra, Perrotta ha spiegato le ragioni per le quali secondo lui oggi queste figure stanno scomparendo:
“Non è tutta colpa dei calciatori se non ci sono più le bandiere nel calcio, le dinamiche sono diverse, c’è una questione di budget ed economica di fondo, poi ci sono anche le volontà dei calciatori perché poi bisogna anche vedere la squadra. Ci sono da tenere in conto tantissimi fattori ma credo che la volontà del calciatore sia l’ultima”.
Facendo riferimento a quanto vissuto in carriera e a tutto ciò che l’ex Roma ha avuto modo di osservare da vicino quelle dinamiche, Francesco ha cercato di spiegare come spesso si creda ingiustamente che i tanti trasferimenti da una squadra all’altra dei calciatori di oggi sia solo colpa dei giocatori stessi, quando in realtà dietro c’è molto di più.
Perrotta sul trasferimento di Kvara al PSG
Il campione del mondo ha proprio fatto un esempio lampante prendendo in considerazione una situazione recente, quella legata alla cessione di Kvara dal Napoli al PSG, Perrotta ha detto:
“Kvara, che è andato al PSG, credo che per lui l’idea di lasciare Napoli fosse l’ultima, poi però ci sono una serie di cose: quello che offre il Paris al Napoli, quello che offrono a lui (Kvara), quello che non offre a lui il Napoli, insomma ci sono delle situazioni e delle dinamiche all’interno dello spogliatoio che si devono inserire. Chi è stato bandiera di una squadra lo ha fatto perché si sono sempre incastrate sia le prestazioni lato giocatore che gli aspetti lato società; quindi diciamo che nella considerazione di restare o cambiare squadra la volontà del calciatore vale fino ad un certo punto”
Addio bandiere: il calcio sta perdendo la sua essenza?
Quello dell’attuale e rapida scomparsa delle bandiere è uno dei temi più toccanti del calcio di oggi, uno sport in cui il denaro sembra aver preso con imponenza il sopravvento spodestando cuore e passione.
Il calcio è un’industria che negli anni ha visto una crescita esponenziale a livello di notorietà, spettacolarità e di conseguenza ricchezza, in grado di far girare un sistema economico gigantesco.
Come stiamo vedendo ora con l’entrata a gamba tesa del mondo arabo nel mondo calcistico, attualmente è il denaro a dettare e regolare i principali spostamenti e destini dei singoli calciatori che di fronte a ingaggi, cartellini e stipendi del genere si stanno allontanando sempre di più dal vero senso di questo sport.
Non c’è storia più bella da raccontare di quella di un paladino che ha sacrificato la propria carriera in onore deii una piazza, di una città, di una squadra dando a quel popolo tutto l’amore sotto forma di giocate in mezzo al campo.
Le storie dei vari Del Piero, Totti, Maldini rimanendo nella nostra terra in tempi non troppo lontani, o di Scirea, Riva, Boniperti e Facchetti tornando più indietro, oppure di gente come Pelé, Giggs, Eusebio e Puyol per il calcio estero.
Tutte figure di cui qualsiasi bambino innamorato del pallone e che cresce ammirandone le gesta si innamora e si lascia ammaliare per nutrire quel sentimento di passione nei confronti di questo sport.
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Fonte immagine: Instagram @Simone Perrotta
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